Un mostro a tre teste: il dubbio

Avete mai avuto a che fare con il dubbio?
Immagino di sì, dai, chi non si è mai confrontato con questo mostro a tre teste e quindici code appuntite?
In realtà dietro la sua apparenza mostruosa può anche nascondersi un consigliere prezioso, ma in prima istanza è soltanto un gran rompibiiip.

Io ho a che fare con lui regolarmente (e stavo per scrivere “quotidianamente”). Si presenta nei momenti più improbabili, ma soprattutto quando inizio a uscire dalla mia comfort zone di cose che faccio bene o male da sempre e su cui mi sento ragionevolmente sicura, e comincio ad avere quel pizzicorino alla nuca che mi dice che sto per cadere in un burrone e che c’è un assassino dietro l’angolo pronto a sventrarmi. Esagero volutamente perché è proprio così che ci sentiamo quando non siamo certi se quello che stiamo per fare avrà un esito positivo, vero? Ci succede quando facciamo una cosa nuova, e una cosa nuova che ci interessa particolarmente. Succede quando dobbiamo parlare con un tipo che ci piace, quando dobbiamo creare un nuovo prodotto o dare vita a un progetto a cui teniamo particolarmente, ma anche – in piccolo – quando decidiamo di fare una strada diversa per andare in un posto abituale.

Ecco, quest’ultimo esempio è il primo suggerimento che posso darvi, insieme a un altro paio di trucchetti per superare il dubbio.

Il coraggio si impara a piccoli passi e ha quindi bisogno di allenamento: provate a fare delle piccole cose che vi portino fuori dalla comfort zone: cambiate strada per andare a lavoro, sedetevi in un posto diverso durante le lezioni all’università o a un corso, fate conversazione in ascensore o al supermercato.
Poco a poco, potrete alzare la posta, quando vi sarete rese conto che non succede niente di mortale: provate a invitare fuori il ragazzo che vi piace, iscrivetevi a quel corso di ballo che volete fare da anni, pubblicate online il racconto che tenete nel cassetto da sempre, fate un viaggio da sole.

Date una faccia al dubbio. Immaginatevi come è fatto, cosa indossa, che voce ha, se è maschio o femmina (o neutro). Poi sedetevi alla scrivania e chiedetegli cosa vi vuole dire. Qual è il punto? Su cosa vi sta mettendo in guardia?

A volte il dubbio ci blocca nella fase di pianificazione, a volte in quella successiva. A volte ci ferma quando abbiamo già iniziato a lavorare, altre invece non riusciamo nemmeno a posare una penna sul foglio o un dito sulla tastiera che veniamo ricacciati nella stasi. Individuate in quali frangenti il vostro dubbio è più facile che si faccia sentire e cosa state facendo quando si presenta con la sua vocina fastidiosa. Sapere come funzionate, vi può aiutare a mettere in atto una strategia difensiva.

Ricostruite la sua e la vostra storia: indagate i vostri successi e i vostri fallimenti. Nel primo caso: come avete fatto a superare le critiche del vostro dubbio? E se invece si tratta di fallimenti: c’entrava il dubbio o tutto è successo indipendentemente da quello che vi diceva lui e in modo diverso?

Staccate la spina: ci sono volte in cui il dubbio va semplicemente ascoltato. Se avete provato e riprovato a combatterlo e non ne uscite, probabilmente siete stanche e avete bisogno di un poco di riposo. E questo è assolutamente legittimo, non negatevelo. Prendetevi un giorno, un weekend, una settimana, il tempo che potete concedervi per restare in uno stato che non ha nulla a che vedere con il dover fare qualcosa e dimostrare al mondo quanto siete fantastiche. Lo siete comunque e in ogni caso, ma ora: riposate!

Rinascere a primavera

Oggi è il giorno in cui simbolicamente inizia la primavera. È l’equinozio e quindi il tempo dedicato al giorno e quello dedicato alla notte sono in equilibrio. È un giorno dunque per celebrare l’equilibrio delle luci e delle ombre del nostro carattere, delle spinte esteriori e interiori, del maschile e del femminile.
In questo periodo, che inizia la corsa verso la manifestazione di quelli che sono i nostri desideri per portarli a compimento durante l’anno, a me piace riflettere soprattutto su quelli che sono i miei valori e ciò che mi guida, in modo che rimangano come un faro in tutto quello che ho intenzione di portare a realizzazione.

Per fare il punto e ragionare sui miei valori, io mi dedico a un esercizio, che ora propongo a voi.

Prendete un foglio e iniziate a elencare i momenti della vostra vita che ritenete dei successi o durante i quali vi siete sentiti felici, appagati, in pace, soddisfatti.
Idealmente dovrebbero essere almeno una decina di momenti, distribuiti in tutte le diverse aree che compongono la nostra vita (lavoro, famiglia, relazioni sentimentali e di amicizia, vacanze, passioni, istruzione e crescita personale)

Dopo averli elencati, descriveteli con due righe, raccontando come vi sentivate, cosa vi ha fatto felici, con chi eravate e dove.
Una volta fatto questo, avrete la materia da cui estrarre i vostri valori. Rileggete tutto ed evidenziate le parole o gli aggettivi che spingono in direzione valoriale.
Magari vi siete sentiti liberi o sereni. O forse per voi ha importanza condividere le esperienze e le emozioni. O ancora sentite il bisogno di ridere o invece di momenti di solitudine e raccoglimento.

Vi faccio vedere il mio risultato, che magari può esservi di ispirazione.

A questo punto potete fare un elenco dei valori che avete trovato. E ora che avete la vostra lista, potete tenerla nell’agenda e periodicamente chiedervi se quello che state facendo è in allineamento con quello in cui credete. Se è così, molto bene e avanti tutta. Se invece sentite che la vostra vita e i vostri valori sono in contrasto, è il momento di fare un check più approfondito.

Buona primavera!

Inizia prima di essere pronta

Quante volte avete sentito questa frase?

Se leggete molto in inglese e siete appassionati di coaching, scommetto l’avrete incontrata milioni di volte.
Io me la sono addirittura scritta sulla parete di fianco alla scrivania sperando che vederla ogni mattina mi desse la giusta forza per seguire l’imperativo.

Ma siamo molto bravi a non seguire i nostri migliori consigli, giusto?
Lo siamo finché non comprendiamo fino in fondo quelli che sono i nostri blocchi e quello che significa davvero quella frase.

Io ho sempre voluto essere “pronta”, perché ho sempre voluto essere brava e che nessuno potesse criticarmi o mettere in discussione il mio approccio e la mia visione del mondo.

Prima di iniziare qualsiasi cosa devo studiare ogni singolo libro o articolo, devo prendere in considerazione tutto quello che potrà andare storto, devo fare milioni di conversazioni con chiunque possa darmi un buon consiglio, devo seguire ogni corso sul pianeta terra, devo scrivere milioni di pagine cercando di capire qual è il punto di ciò che voglio ottenere.

In definitiva prima di iniziare qualsiasi progetto devo rasentare la follia. Si chiama perfezionismo, e il suo primo effetto è quello di immobilizzarti.

La dannazione del perfezionismo

Quando si tiene molto a qualcosa, i nostri pensieri sono tutti rivolti al farlo al meglio: vogliamo imparare tutto quello che c’è da imparare, siamo curiosi, appassionati, che si tratti del nostro lavoro attuale, del nostro lavoro futuro, di scrivere un libro, di cucinare una torta, di pubblicare una foto su un social. Vogliamo che sia perfetto. A volte vogliamo che la nostra relazione sia perfetta, che la nostra vita sia perfetta.

È il desiderio che tutto vada bene, che nessuno ci metta in discussione e in definitiva ci ferisca.

Peccato che la vita non funzioni così. E al di là di quella che può apparire come una frase a effetto, bisogna rendersi conto che è vero. Spesso dietro questo perfezionismo che blocca e ci imbavaglia, non facendoci parlare, creare, lavorare, scrivere, cucinare torte, c’è la paura irrazionale di non essere amati per quel che si è.

L’unica soluzione è quella di buttarsi e cominciare. Mi rendo conto che non sembra una soluzione: mi butto, comincio senza aver considerato il miliardo di modi in cui il mondo reagirà al mio operato e senza dubbio cadrò.

Ma. Riflettiamoci sopra un attimo.

Possiamo davvero prendere in considerazione il miliardo di modi in cui gli altri reagiranno a quello che facciamo? O questa è l’ennesima scusa per stare a limare il post, a rivedere la presentazione in power-point, a riscrivere il messaggio su whatsapp, a rileggere dieci diverse ricette per il plumcake, e continuare a non fare niente?

È davvero efficiente e soprattutto sincero prendere in considerazione ogni possibile risultato delle nostre azioni, o non potremmo forse fare il meglio di quello che possiamo fare ora, considerando “il meglio” come il bene maggiore, il bello maggiore e il vero maggiore che abbiamo tra le nostre possibilità odierne?

Sto imparando a vedere il perfezionismo che blocca come una specie di bugia.

Non devo essere pronta, basta che sinceramente inizi a fare ciò che sono ora. La sincerità di far vedere quello che si è ora, e si è imparato finora, per me è il miglior antidoto al perfezionismo.