Inizia prima di essere pronta

Quante volte avete sentito questa frase?

Se leggete molto in inglese e siete appassionati di coaching, scommetto l’avrete incontrata milioni di volte.
Io me la sono addirittura scritta sulla parete di fianco alla scrivania sperando che vederla ogni mattina mi desse la giusta forza per seguire l’imperativo.

Ma siamo molto bravi a non seguire i nostri migliori consigli, giusto?
Lo siamo finché non comprendiamo fino in fondo quelli che sono i nostri blocchi e quello che significa davvero quella frase.

Io ho sempre voluto essere “pronta”, perché ho sempre voluto essere brava e che nessuno potesse criticarmi o mettere in discussione il mio approccio e la mia visione del mondo.

Prima di iniziare qualsiasi cosa devo studiare ogni singolo libro o articolo, devo prendere in considerazione tutto quello che potrà andare storto, devo fare milioni di conversazioni con chiunque possa darmi un buon consiglio, devo seguire ogni corso sul pianeta terra, devo scrivere milioni di pagine cercando di capire qual è il punto di ciò che voglio ottenere.

In definitiva prima di iniziare qualsiasi progetto devo rasentare la follia. Si chiama perfezionismo, e il suo primo effetto è quello di immobilizzarti.

La dannazione del perfezionismo

Quando si tiene molto a qualcosa, i nostri pensieri sono tutti rivolti al farlo al meglio: vogliamo imparare tutto quello che c’è da imparare, siamo curiosi, appassionati, che si tratti del nostro lavoro attuale, del nostro lavoro futuro, di scrivere un libro, di cucinare una torta, di pubblicare una foto su un social. Vogliamo che sia perfetto. A volte vogliamo che la nostra relazione sia perfetta, che la nostra vita sia perfetta.

È il desiderio che tutto vada bene, che nessuno ci metta in discussione e in definitiva ci ferisca.

Peccato che la vita non funzioni così. E al di là di quella che può apparire come una frase a effetto, bisogna rendersi conto che è vero. Spesso dietro questo perfezionismo che blocca e ci imbavaglia, non facendoci parlare, creare, lavorare, scrivere, cucinare torte, c’è la paura irrazionale di non essere amati per quel che si è.

L’unica soluzione è quella di buttarsi e cominciare. Mi rendo conto che non sembra una soluzione: mi butto, comincio senza aver considerato il miliardo di modi in cui il mondo reagirà al mio operato e senza dubbio cadrò.

Ma. Riflettiamoci sopra un attimo.

Possiamo davvero prendere in considerazione il miliardo di modi in cui gli altri reagiranno a quello che facciamo? O questa è l’ennesima scusa per stare a limare il post, a rivedere la presentazione in power-point, a riscrivere il messaggio su whatsapp, a rileggere dieci diverse ricette per il plumcake, e continuare a non fare niente?

È davvero efficiente e soprattutto sincero prendere in considerazione ogni possibile risultato delle nostre azioni, o non potremmo forse fare il meglio di quello che possiamo fare ora, considerando “il meglio” come il bene maggiore, il bello maggiore e il vero maggiore che abbiamo tra le nostre possibilità odierne?

Sto imparando a vedere il perfezionismo che blocca come una specie di bugia.

Non devo essere pronta, basta che sinceramente inizi a fare ciò che sono ora. La sincerità di far vedere quello che si è ora, e si è imparato finora, per me è il miglior antidoto al perfezionismo.

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